author: Sandro Paté category:
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Ecco le 10 tappe di un viaggio mitico fatto in bicicletta a Milano, dalla zona Lambrate a via Sandro Sandri. Ovvero: 10 modi diversi per morire su due ruote in soli 4,2 km divisi per vie.
1) via Wildt (parallela di viale Porpora)
Da queste parti un passaggio carrabile di fronte a un portone gigante è stato annullato. Sì, insomma, è come se il comune di Milano avesse detto: “Qui, d’ora in poi, potete parcheggiare”. Ed ecco che subito scoppia la moda di parcheggiare davanti a tutti i passaggi carrabili della via qualunque mezzo di locomozione dallo skateboard al Titanic. Indistintamente. In pratica, non si passa più da nessuna parte! Mentre mi spalmo contro una familiare lunghissima per riuscire a raggiungere la strada penso anche all’eventualità di arrivare in via Turati senza scendere dai marciapiedi. Ma non si può. Purtroppo.
2) viale Porpora – una fine veloce e dolorosa
La via in cui si è riuscito a dare un nuovo significato alla definizione “doppia fila”. La sosta in doppia fila, oramai, viene fatta puntualmente. Anche della doppia fila. Risultato: viale Porpora è un parcheggio abusivo in cui si può lasciare la macchina in qualunque posizione, in qualunque modo e in qualunque momento. Chi ha la sventura di abitare in questa versione 3D del Tetris, oramai, non segnala più la fermata. Mi salvo solo perché la scintillante ha dei buoni freni. Con il vecchio mezzo mi sarei impastato contro una Fiat Tipo guidata da tre tizi dal look terrorista islamico autunno/inverno 2001 a cui non chiederesti l’ora figuriamoci di mettere la freccia prima di bloccarsi.
3) ancora viale Porpora
Ogni volta che in bicicletta mi allontano dal margine della strada per superare vetture ferme spero solo di non aver dietro un simpatico tram. Peccato che non lontano da questa via ci sia un deposito dell’ATM (angolo Casoretto) quindi è facile incontrare durante questo viaggio avventuroso i seguenti mezzi pubblici: 55, 33, 54, 56, 62, 93! Il fatto di essere inseguito da un bestione come questo trasforma una tranquilla passeggiata in bici nella disperata (ma mitica) fuga di Indiana Jones dal pesante masso rotolante. L’unica differenza con il film è che in viale Porpora ci sono mezzi pubblici anche nell’altro senso. Sì, insomma è come se Harrison Ford dovesse calcolare anche i sassi provenienti dalla direzione opposta! Avrei voluto vederlo.
4) sempre viale Porpora
Cantiere all’altezza di Loreto. Simpatiche paratie color arancio, le stesse che mettono sui campi da sci per evitare che le cadute fuori pista diventino letali per gli sciatori. Non è un caso. Viene tolto il manto stradale e rimangono in superficie solo i binari del tram che si trasformano in ostacoli pericolosissimi. Si tratta di transizioni di metallo che sporgono di almeno 10 cm da terra. Metterebbero in difficoltà i carroarmati tedeschi di Call of Duty, figuriamoci la mia bicicletta.
5) Piazzale Loreto (Stargate)
Loreto è il portale delle Stelle. Quando, da fuori, non l’hai ancora attraversato noti una misteriosa attività che coinvolge svariate dimensioni. Hai paura a buttarti dentro perché non sai esattamente in quel finirai dopo il teletrasporto. Non è detto che entrando da viale Porpora e volendo svoltare in viale Brianza si riesca a fare tutto dopo un solo giro. Specie se, rispettando la destra con la bicicletta, hai alle spalle pulman, autobus e furgoni che potrebbero svoltare a destra prima di te.
6) Svolta a sinistra viale Brianza-Ferrante Aporti (ovvero il non-luogo)
Ferrante Aperti è il luogo del mistero. Sotto i binari del treno ci sono dei giganteschi magazzini. Nessuno sa esattamente cosa succeda all’interno. Ma in alcuni giorni, con particolari condizioni climatiche e spirituali di chi passa da quelle Terre di Mezzo, capita di vedere spalancati i pesanti portoni in metallo di questi luoghi dimenticati. All’interno ci sono dei furgoni delle poste italiane grigi, altissimi e vecchissimi. Autentici blocchi di cemento con le ruote che non hanno mai visto la strada, ma che saltuariamente vengono accesi e spostati da uno di questi magazzini a un altro della stessa via. Se li vedete vuol dire che il vostro destino è segnato. Sono mezzi di trasporto vecchi, assolutamente non funzionanti, privi di specchietti, senza clacson con un muso a metà strada tra il casco di Darth Vader e un elefante incazzato. Fanno pochissimi metri. Ma se devono fare retromarcia non si fermano. Mai. Lo faccio io. Sono in tempo solo perché avendo lavorato da queste parti sono già a conoscenza della leggenda al cui confronto Shadow of the Colossus è una fiaba per bimbi.
7) Stazione Centrale (chettelodicoafare)
Com’è possibile far capire a uno di Cuneo o di Rossano Calabro quello che succede in questa zona di Milano? Più che una stazione ferroviaria, un film di Carpenter. Una zona dimenticata di Milano in cui qualunque lavoro per cambiare la situazione di caos (cito a caso: gente che bivacca ovunque, immondizia ovunque, delinquenza di ogni origine ovunque ed ogni sorta di parcheggio abusivo che mente umana può pensare) diventa subito peggiorativo. Così capita che l’unica strada percorribile in bicicletta per arrivare in zona Repubblica sia la stessa che hanno pensato di riservare ai pullman di linea! Lo slalom in modalità Pure-syle con bicicletta è geniale.
8) Piazza Repubblica (all’insegna dei SUV)
Si può rischiare la vita in una zona a traffico limitato? Certo che sì! I più grandi pirla di Milano non li fermi certo con un ecopass. E’ qui che si ha il tasso più alto di SUV di tutta la città. Ho il sospetto che far pagare l’ecopass a uno che compra un suv per spostarsi, sia un messaggio che suona più o meno così: “Stiamo organizzando un massacro in centro, ma ovviamente non tutti possono partecipare. Per operare la selezione all’ingresso preferiamo far pagare una quota simbolica. Una volta pagata, ovviamente, potrai uccidere tutto quello che si muove in stile Carmageddon”. Appare chiaro che chi acquista una macchina alta il doppio di una normale, il triplo più potente e quattro volte più veloce non vuole certo rimanere dietro a una bicicletta. Non vede l’ora di passare davanti. Non ti passa di sopra solo perché le biciclette, probabilmente, danno pochi punti.
9) Piazza Clotilde
Ai Bastioni di Porta Nuova, in teoria, inizierebbe una pista ciclabile. Parte una volta superato il Pronto Soccorso Oftalmico, all’altezza di via Solferino. Ma visto che la zona è zeppa di locali alla moda, alla sera c’è l’aperitivo o come viene chiamato (mi prudono le mani) “l’ape”. Ed ecco che alla voce “pista ciclabile”, sul dizionario compare la definizione “percorso d’emergenza per arrivare in orario al bancone di un bar del centro di Milano”. Due bimbeminchia abbracciate (espressione suggerita dal prode Diego e sempre molto divertente) mi sorpassano guardandomi malissimo e con la voglia di buttarmi fuori, non solo dalla “loro pista c
iclabile”, ma anche “dalla loro zona preferita di aperitivi”, forse “dalla loro Milano” e anche da quello che considerano “la loro regione”.
10) via Solferino (dove tutti stanno zitti)
Il poeta Jannacci dice: Lei credeva tutta la sua vita fosse già finita / Senza aver potuto conferire mai con lui in Via Solferino. Non un caso. Da queste parti nessuno si ferma per parlare in serenità. Arrivo a dire che nessuno è mai dovuto andare in via Solferino per trattenersi lì. Nulla ti spinge a starci: non si può parcheggiare, ci sono solo locali che si riempiono solo a partire dalle 18, ristoranti chiusi (chissà quando aprono), centri abbronzatura che irradiano sulla strada inquietanti luci viola, il Corriere della Sera che non ti allunga un omaggio neppure se dici che fai Biagi di cognome e un sacco di uffici da cui non vedi uscire mai nessuno. Se uno, metti caso io, si ferma in via Solferino per chiedere dov’è via Sandro Sandri è spacciato. TUTTI vogliono andarsene da via Solferino e non vanno mica piano per allontanarsi da lì.
Per fortuna che una traversa di Solferino è via Sandro Sandri e si arriva a destinazione. La supersonica starà in garage ancora per un bel po’. Preferisco prendere il tram, sedermi sulla panchettina di legno e giocare col DS fino a destinazione. Rischio meno.