31
lug

Diamo a Cesare quel che è di Carlo. Una volta, parlando di Legendary, il buon Pedrazzini ha detto una frase che faceva più o meno così: “Mi piace questo gioco perché è pieno di contaminazioni tra generi. E’ molto ignorante”. Con una “gn” fortissima. Allora io, con opportuna citazione della fonte, presento il gioco di cui mi sto occupando in questi giorni. Si tratta di Pure, sviluppato da Black Rock Studio, software house che avevo sempre snobbato perché specializzata in racing game. Però, a ‘sto giro, mi sembra che ci sia qualcosa di diverso. Non la solita corsa a 300 Km/h o allo scontato rally sballonzolante in terza persona. Salti verso il basso che annullano ogni legge della fisica. Combo in modalità “Johnny Storm“. La saga di Colin McRae incontra Tony Hawk Underground. Ecco il trailer più bello che c’è tra i 4-5 su cui sto lavorando. Sicuramente uno dei giochi più “ggnoranti” in uscita nei prossimi mesi.
  


30
lug

Fino a un annetto fa mi è capitato di lavorare come videomaker. Per esempio, qui. Un videomaker che si rispetti, se ama il suo lavoro, gli piace quello che fa e vuole dimostrare di essere davvero al passo con i device che l’audiovideo mette a disposizione e litigare con quelli che hanno un maledetto pc per esempio qui e qui, deve avere una mac. Deve. Così, solo per non sentirmi un escluso, anche io ho provato a lavorare solo con strumenti Apple per tutta l’estate scorsa. Mi sono fatto dare da mia sorella il suo MacBook Pro, ho comprato un disco esterno che non sfigurasse di fianco al prestigioso catafalco argentato e ho cominciato a usufruire del famigerato Final Cut Studio. L’uso di questo pacchetto ti va vivere un’experience che va ben oltre il difficile rapporto con il pc. Questa suite di programmi è S-T-R-E-P-I-T-O-S-A. Ti insegna a familiarizzare con termini come batch, canvass, profile encoding e altri che permetteranno di presentare preventivi più alti ai clienti. Ha la puzza sotto il naso, come tutti gli oggetti pensati a Cupertino. Sembra una tata tuttofare alla Mrs. Doubtfire, ma è dinamica, superefficiente e un po’ troietta come Scarlett Johansson in Nanny’s Diary. Ti aiuta con geniali help online, ma appena risolvi un problema e ti senti una creativo (di questi tempi sinomino di macuser!) ti ricorda in maniera beffarda che, comunque, lei ne sa più di te, poverino, che sei nato con un pc. Come un venditore di mobili brianzolo ti mostra tutte le sue feature e non smette mai di dirti: “hai vista quanta qualità? Uè, pezzente, non vorrai mica chiedermi il prezzo?”. Come un’insegnante di scrittura creativa che si fa le canne dai tempi dell’università, tipo Professor Fontecedro, che ti offre mille modi per ottenere una cosa, ma si aspetta che tu nei tuoi compiti a casa faccia qualcosa di diverso. Questa suite di programmi è la versione gaia, simpatica e alla moda di Hal9000. Final Cut Pro, Motion, Soundtrack Pro e compagnia ti guidano in tutto quello che fai e a volte ti concedono il lusso di usare il cervello e provare a ragionare in completa autonomia. Insomma, è stato un grande passione, ma non ci siamo mai accettati a pieno. Non posso dire di aver provato amore per questa suite. Nessuno dei due era pronto a drastici cambiamenti. E per colpa di questa release di software che Hardware Upgrade definisce “non una fresca novità” sono rimasto fedele al pc e a quel pasticcione-scemotto di Adobe Premiere.

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26
lug
“When you talk about games evolving over the years and becoming more like movies, in many ways, they’ve gone beyond movies”.

A dirlo è uno di quei quattordicenni brufolosi che scrivono su ArsLudica e passano i loro pomeriggi in fumetterie microscopiche a discutere sulle armature viste nel film di Iron Man? No. La rivista EDGE con tono di sfida? No. Forse… No! Qui il resto della dichiarazione di un insospettabile.

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24
lug

Il mondo è un posto più sicuro grazie a… comic sans! Anzi… Comic Sans!

21
lug

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Ecco le 10 tappe di un viaggio mitico fatto in bicicletta a Milano, dalla zona Lambrate a via Sandro Sandri. Ovvero: 10 modi diversi per morire su due ruote in soli 4,2 km divisi per vie.
1) via Wildt (parallela di viale Porpora)
Da queste parti un passaggio carrabile di fronte a un portone gigante è stato annullato. Sì, insomma, è come se il comune di Milano avesse detto: “Qui, d’ora in poi, potete parcheggiare”. Ed ecco che subito scoppia la moda di parcheggiare davanti a tutti i passaggi carrabili della via qualunque mezzo di locomozione dallo skateboard al Titanic. Indistintamente. In pratica, non si passa più da nessuna parte! Mentre mi spalmo contro una familiare lunghissima per riuscire a raggiungere la strada penso anche all’eventualità di arrivare in via Turati senza scendere dai marciapiedi. Ma non si può. Purtroppo.
2)  viale Porpora – una fine veloce e dolorosa
La via in cui si è riuscito a dare un nuovo significato alla definizione “doppia fila”. La sosta in doppia fila, oramai, viene fatta puntualmente. Anche della doppia fila. Risultato: viale Porpora è un parcheggio abusivo in cui si può lasciare la macchina in qualunque posizione, in qualunque modo e in qualunque momento. Chi ha la sventura di abitare in questa versione 3D del Tetris, oramai, non segnala più la fermata. Mi salvo solo perché la scintillante ha dei buoni freni. Con il vecchio mezzo mi sarei impastato contro una Fiat Tipo guidata da tre tizi dal look terrorista islamico autunno/inverno 2001 a cui non chiederesti l’ora figuriamoci di mettere la freccia prima di bloccarsi.
3)  ancora viale Porpora
Ogni volta che in bicicletta mi allontano dal margine della strada per superare vetture ferme spero solo di non aver dietro un simpatico tram. Peccato che non lontano da questa via ci sia un deposito dell’ATM (angolo Casoretto) quindi è facile incontrare durante questo viaggio avventuroso i seguenti mezzi pubblici: 55, 33, 54, 56, 62, 93! Il fatto di essere inseguito da un bestione come questo trasforma una tranquilla passeggiata in bici nella disperata (ma mitica) fuga di Indiana Jones dal pesante masso rotolante. L’unica differenza con il film è che in viale Porpora ci sono mezzi pubblici anche nell’altro senso. Sì, insomma è come se Harrison Ford dovesse calcolare anche i sassi provenienti dalla direzione opposta! Avrei voluto vederlo.
4)  sempre viale Porpora
Cantiere all’altezza di Loreto. Simpatiche paratie color arancio, le stesse che mettono sui campi da sci per evitare che le cadute fuori pista diventino letali per gli sciatori. Non è un caso. Viene tolto il manto stradale e rimangono in superficie solo i binari del tram che si trasformano in ostacoli pericolosissimi. Si tratta di transizioni di metallo che sporgono di almeno 10 cm da terra. Metterebbero in difficoltà i carroarmati tedeschi di Call of Duty, figuriamoci la mia bicicletta.
5)  Piazzale Loreto  (Stargate)
Loreto è il portale delle Stelle. Quando, da fuori, non l’hai ancora attraversato noti una misteriosa attività che coinvolge svariate dimensioni. Hai paura a buttarti dentro perché non sai esattamente in quel finirai dopo il teletrasporto. Non è detto che entrando da viale Porpora e volendo svoltare in viale Brianza si riesca a fare tutto dopo un solo giro. Specie se, rispettando la destra con la bicicletta, hai alle spalle pulman, autobus e furgoni che potrebbero svoltare a destra prima di te.
6)  Svolta a sinistra viale Brianza-Ferrante Aporti (ovvero il non-luogo) 
Ferrante Aperti è il luogo del mistero. Sotto i binari del treno ci sono dei giganteschi magazzini. Nessuno sa esattamente cosa succeda all’interno. Ma in alcuni giorni, con particolari condizioni climatiche e spirituali di chi passa da quelle Terre di Mezzo, capita di vedere spalancati i pesanti portoni in metallo di questi luoghi dimenticati. All’interno ci sono dei furgoni delle poste italiane grigi, altissimi e vecchissimi. Autentici blocchi di cemento con le ruote che non hanno mai visto la strada, ma che saltuariamente vengono accesi e spostati da uno di questi magazzini a un altro della stessa via. Se li vedete vuol dire che il vostro destino è segnato. Sono mezzi di trasporto vecchi, assolutamente non funzionanti, privi di specchietti, senza clacson con un muso a metà strada tra il casco di Darth Vader e un elefante incazzato. Fanno pochissimi metri. Ma se devono fare retromarcia non si fermano. Mai. Lo faccio io. Sono in tempo solo perché avendo lavorato da queste parti sono già a conoscenza della leggenda al cui confronto Shadow of the Colossus è una fiaba per bimbi.
7)  Stazione Centrale (chettelodicoafare)
Com’è possibile far capire a uno di Cuneo o di Rossano Calabro quello che succede in questa zona di Milano? Più che una stazione ferroviaria, un film di Carpenter. Una zona dimenticata di Milano in cui qualunque lavoro per cambiare la situazione di caos (cito a caso: gente che bivacca ovunque, immondizia ovunque, delinquenza di ogni origine ovunque ed ogni sorta di parcheggio abusivo che mente umana può pensare) diventa subito peggiorativo. Così capita che l’unica strada percorribile in bicicletta per arrivare in zona Repubblica sia la stessa che hanno pensato di riservare ai pullman di linea! Lo slalom in modalità Pure-syle con bicicletta è geniale.
8)  Piazza Repubblica (all’insegna dei SUV)
Si può rischiare la vita in una zona a traffico limitato? Certo che sì! I più grandi pirla di Milano non li fermi certo con un ecopass. E’ qui che si ha il tasso più alto di SUV di tutta la città. Ho il sospetto che far pagare l’ecopass a uno che compra un suv per spostarsi, sia un messaggio che suona più o meno così: “Stiamo organizzando un massacro in centro, ma ovviamente non tutti possono partecipare. Per operare la selezione all’ingresso preferiamo far pagare una quota simbolica. Una volta pagata, ovviamente, potrai uccidere tutto quello che si muove in stile Carmageddon”. Appare chiaro che chi acquista una macchina alta il doppio di una normale, il triplo più potente e quattro volte più veloce non vuole certo rimanere dietro a una bicicletta. Non vede l’ora di passare davanti. Non ti passa di sopra solo perché le biciclette, probabilmente, danno pochi punti.   
9)  Piazza Clotilde
Ai Bastioni di Porta Nuova, in teoria, inizierebbe una pista ciclabile. Parte una volta superato il Pronto Soccorso Oftalmico, all’altezza di via Solferino. Ma visto che la zona è zeppa di locali alla moda, alla sera c’è l’aperitivo o come viene chiamato (mi prudono le mani) “l’ape”. Ed ecco che alla voce “pista ciclabile”, sul dizionario compare la definizione “percorso d’emergenza per arrivare in orario al bancone di un bar del centro di Milano”. Due bimbeminchia abbracciate (espressione suggerita dal prode Diego e sempre molto divertente) mi sorpassano guardandomi malissimo e con la voglia di buttarmi fuori, non solo dalla “loro pista c
iclabile”, ma anche “dalla loro zona preferita di aperitivi”, forse “dalla loro Milano” e anche da quello che considerano “la loro regione”.
10) via Solferino (dove tutti stanno zitti)
Il poeta Jannacci dice: Lei credeva tutta la sua vita fosse già finita / Senza aver potuto conferire mai con lui in Via Solferino. Non un caso. Da queste parti nessuno si ferma per parlare in serenità. Arrivo a dire che nessuno è mai dovuto andare in via Solferino per trattenersi lì. Nulla ti spinge a starci: non si può parcheggiare, ci sono solo locali che si riempiono solo a partire dalle 18, ristoranti chiusi (chissà quando aprono), centri abbronzatura che irradiano sulla strada inquietanti luci viola, il Corriere della Sera che non ti allunga un omaggio neppure se dici che fai Biagi di cognome e un sacco di uffici da cui non vedi uscire mai nessuno. Se uno, metti caso io, si ferma in via Solferino per chiedere dov’è via Sandro Sandri è spacciato. TUTTI vogliono andarsene da via Solferino e non vanno mica piano per allontanarsi da lì.

Per fortuna che una traversa di Solferino è via Sandro Sandri e si arriva a destinazione. La supersonica starà in garage ancora per un bel po’. Preferisco prendere il tram, sedermi sulla panchettina di legno e giocare col DS fino a destinazione. Rischio meno.  

21
lug

Vista la settimana da dimenticare (in ordine sparso: adsl tiscali non funzionante, template di Movable Type non customizzabili, linea telefonica telecom provvista di un delizioso fruscio di fondo che trasforma ogni conversazione in un duello da film di Sergio Leone, la mamma della morosa in ospedale, gioco di Hulk scattoso, grandine sulla macchina, vicino di casa contro la stessa macchina, percorso della linea 33 cambiato per lavori, visita medica Getfit già pagata rimandata a data da destinarsi) ho pensato di scappare. Visto che non andrei lontano con la mia Matiz ho sfoderato la mia bicicletta. Ma non la scassona, ora c’è la supersonica. Questo il percorso fatto ieri per simulare la tappona casa-ufficio con arrivo in via Turati. Un avventuroso viaggio dell’eroe pieno zeppo di pericoli. Volte in cui ho rischiato la vita in 4,2 km… 10 (che elencherò nel post del pomeriggio).

FireShot capture #12 - 'da Via Francesco Ingegnoli  a Largo Guido Donegani - Google Maps' - maps_google_it.jpg

16
lug

La prendo larga: lo scorso Giovedì il gotha del giornalismo videoludico italiano si è incontrato qui a Milano (!). Viste le abitudini del gruppo, che per rispetto della privacy chiameremo “quelli che scrivono per Windows Magazine Giochi,” si è scelto un luogo abituale. Una destinazione comoda a tutti e che ogni elemento della cricca, appena può, raggiunge nel proprio tempo libero. In via Torino vicino al mitico Bar Vip che tutti i videogiocatori di Milano e Hinterland raggiungevano quando non avevano voglia di andare a scuola (oggi sede di Dianetics)? In corso vittorio Emanuele alla sala giochi Astra dove si tenevano inquietanti tornei di Street Fighter in un locale illuminato con una inquietante luce viola che, con tutta probabilità, ha rovinato una generazione di ragazzi? Alla fumosa sala biliardi dell’Eliseo non lontana da via Stampa, una via di mezzo tra “Trani a gogo” e il bunker in cui si nascosero Hitler ed Eva Braun? Ma certo che no. Chi ha letto l’ultimo capitolo di Nerd Power del prode Stefano Priarone dedicato al nerd postmoderno, quello “alla Seth Cohen” saprà che i videogiocatori non sono più quelli di una volta. Una volta c’era gente che stava appicicata al monitor per pianificare missioni suicide a World of Warcraft tipo quella ricordata dal prode Fabio “Ezhan” Di Pietro. Una volta c’era chi passava il tempo a far notare, non senza una buona dose di snobismo, come la stampa specialistica da anni è diventata marchettalandia. Una volta c’era persino chi cercava su youtube evoluzioni videoludiche al limite delle capacità umane tipo Ikaruga giocato in modalità doppia. Già, una volta. Ora i giornalisti sono tutti belli, girano in corso Como tra un Bettarini e un pirla in Suv qualunque. I tempi son cambiati. Ecco le prove.

14
lug

Il buon Barzi (per me è e sempre sarà Zio) mi segnala questa splendida iniziativa culturale. In sintesi: un lago, dei fumetti, l’Ampollini, le sue storie tristi in una specialissima versione allegra e tanta simpatia. 

08
lug

In questi giorni sto facendo delle maratone di gioco mai fatte nemmeno ai tempi di Ferrero. Giusto in un momento in cui fioccano un sacco di titoli da cui è difficile staccarsi. Per quello, ma anche per darmi un tono, ho deciso di andare in Abruzzo con la mia PSP giocando la versione giappo di Everybody’s Golf 2. Non male anche se troppo uguale al primo episodio comunque uno dei più belli per la piattaforma portatile di casa sony. A breve i miei screenshoot fatti a San Valentino in Abruzzo CIteriore ovvero qui

04
lug

Matrimonio Raffaella Bellangino.

FireShot capture #11 - 'da Via Antonio Mambretti, 20157 Milano a San Valentino in Abruzzo Citeriore PE - Google Maps' - maps_google_it.jpg