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Quando arrivo a casa la sera dopo il lavoro, apro la porta e penso che i miei due gatti siano nascosti per farmi un agguato in stile Kato. Probabilmente sono stati tutto il giorno a dormire, eppure io sono certo che quando sentono il rumore della chiave nel buco della serratura, si alzano velocemente e si nascondono in un angolo della casa per farmi uno scherzo. E ridono. Soprattutto il gatto grasso che oramai, alla sua età, sembra un po' Philippe Noiret di Amici miei: è stanco e si diverte solo facendo scherzi stupidotti. Per dire, io non sono ancora del tutto convinto che siano entrati i ladri in casa il mese scorso. Forse i gatti mi hanno nascosto quelle 7-8 cose che mancano. Per spiazzarli, tutte le sere li accolgo salutandoli in maniere sempre diverse. A volte faccio finta che non esistono. Ieri, dopo averli stanati, gli ho parlato per circa mezz'ora come le mie zie e le mie nonne mi salutavano nelle rare occasioni in cui ci si vedeva quando ero bambino. E ho detto: "Ma ciao Mirò come te se diventà grand. Me ricordi quand te seret picinin". E gli ho fatto ganascino come facevamo a me. Lui mi ha dato una delle sue famose testate che nel linguaggio gattesco equivale a "dalla paura di non rivederti più ho mangiato scatolette tutto il giorno". Visto che non vedevo la micia, l'altro mio felino, ho pensato di continuare a parlare come un'anziana: "Ma la Mia duel'è andada? Mi l'hu vista pù? E i fioue divente grand subit, ghe gnent de fà. Me par ier che la tegnivi cunt la manina". Il gatto grasso ha smesso subito di farmi le feste ed è scappato. Io l'ho seguito correndo come una sciura milanese di settant'anni quando ho beccato l'altra gatta che usciva da sotto il letto. A lei non ho detto niente. Solo perché avevo paura mi sentisse la vicina di casa. Lei ha un cane. Non capisce.
Bene, il post di oggi è finito. Come tutti i blogger ho parlato dei gatti sul mio blog. Poi c'è il milanese, citazioni a film che hanno una trentina d'anni, animali domestici grassi, ricordi personali. Mi sembra che il post sia anche abbastanza vecchio, con quel bel patèmadanimo di questi tempi. Torno a lavorare.










