29
apr

Alura. Ghe un giuin che vor fa part duna banda. Minga vuna banda musical o una banda de malnat, bè quasi de malnat. Vuna banda de quater fieou che pichen gli alter fieou che van a scola. El so fradel vor che lu ‘l vada a laurà ma lu ‘l veor no. Tra una roba e l’altra ciapa un sac de bot e preuva a pica anca un poeu lù. Preuva a fa il ganassa cunt una fiulina che l’è insema ad un alter fieou, ma lè ‘l veour minga. Ala fin del’an anca se ‘l veour no la scola ghè dà il diploma e la sò mama dis: “Ades in casi to!”. Lu adess sa no se andà a laurà o sutà a fa ‘l michelass, che ‘l mangia, ‘l bev e ‘l va spas.

In un Festival che ha in programma molti film di arti marziali in cui le scene sono costruite con grande eleganza e raffinatezza ecco un film in cui ci si mena per il gusto di farlo. Non a caso molto spesso se le danno di santa ragione anche membri della stessa gang. Folle come un cartone animato della Warner in cui il sangue scorre dall’inizio alla fine.Tratto da un manga. Buona la caratterizzazione dei personaggi. C’è il tipo che ruba tutto quello che gli serve, il capo banda che mena perché non trova buoni motivi per non farlo, l’animalone che morde i tipi con cui si picchia e – il mio preferito – un primo della classe che è entrato a far parte della banda perché una volta è riuscito a mettere ko in un incontro di sumo l’insegnante di educazione fisica che tutti odiavano tirandolo per i pantaloni e facendolo rimanere con il sedere di fuori di fronte a tutta la classe.   

 

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“Perché vi ostinate a oltraggiare ad ogni costo i vostri bellissimi corpi”.

(La mamma di Hiroshi)

29
apr

E' arrivato il momento del film più bello della manifestazione. E' bello ancora prima di iniziare. Perché ha vinto l'Oscar. Perché parla di morte. Perché è stato prodotto da "uno che ci ha creduto sin dall'inizio". Perché lo dicono tutti. Scettico, entro in sala al posto di andare a mangiare all'Asian Wook che cucina di tutto, però poi non te lo porta. Due volte su due ho ordinato un piatto tipico thailandese che poi non è arrivato. In compenso la cameriera (una Chiaki Kuriyama con qualche graditissimo anno in più!) ti porta altre cose buonissime. Poi è iniziata la visione. M.d.p. ad altezza Ozu, un attore con un completo scuro alla Blues Brothers ma ben tenuto come quello dell'agente Smith riesce a far indossare un abito tradizionale giapponese a una giovane defunta. Il rito è molto complicato e permette al nostro attore di levare i vestiti alla salma, lavarla, truccarla senza che nessuno dei familiari, lì a un passo, pensi che il rito non sia una cosa elegante, una sorta di balletto, una coreografia, una parte della preghiera. Poi il protagonista, il nokanshi letteralmente “maestro di deposizione nella bara”, sente qualcosa. Guarda il suo maestro e lo invita a toccare con mano. La giovane è un giovane. Il film è tutto qui. Ti aspetti una morbosa tragedia con la fotografia di Garrone, cupa, senza via d'uscita e invece, come in Six Feet Under, si ride dove non si dovrebbe. Si ironizza, per esempio, sul rito in sé che prevede anche pratiche molto fisiche di preservazione del corpo, si ride sull'odore che si porta addosso una persona che decide di avere un business legato a cadaveri. Quello che stupisce ed emoziona è sicuramente il tono con cui vengono costruite le singole scene. Tutto rigoroso, misurato, preciso. Le battute di dialogo ridotte ai minimi termini. Cito a memoria: "Te la senti di farlo tu? Ok". E il rito ha inizio. Secondo me vince il Far East. Per dire, questo film, se fatto in Italia avrebbe avuto come protagonista un Kim Rossi Stuart con lacrime finte e accento romaesco finto anche quello che urla al suo maestro di cerimonia una frase del tipo "È mortooooo! Lo vedi anche tu! Perché è successo" oppure "nun ce posso credè vitanfame nun ce l'ha fatta" e poi si sarebbe incartato sul tatami a piangere per un quarto d'ora facendo vedere uno Swatch. Alle spalle sarebbe passata una Mini oppure il carro funebre sarebbe stato una Opel se no il film nunsefaceva.

 

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""Ognuno deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato".

 

 

 

 

 

 

 

 

Bene il post è fatto. Ho dato notizie del film che ho visto. Parlo male del cinema italiano che, come è noto, non esiste più e ho dato sufficienti preoccupazioni a mia mamma che poi al telefono mi dirà sicuramente: "Ma scusa te sul tuo sito puoi dire quelle cose lì? E se Kim Rossi Stuart le legge?". Torno a lavorare. Recensione Digital Japan, qui.

26
apr

Manca solo qualche parola per descrivere l’ultimo film visto ieri. Parole che sicuramente conterranno refusi viste le 4 ore di sonno!. Sto parlando di Chocolate, un film in pericoloso bilico tra Rain Man (con Dustin Hoffman) e Il furore di Chen colpisce ancora. La protagonista, in effetti, è una ragazzina disturbata con un’infanzia decisamente difficile. Mamma killer, papà mafioso. Ha problemi nervosi, di autismo e di relazione con gli altri. Ma al posto di fare qualche soldo al casinò per conto di Tom Cruise mena tutti come Bruce Lee.

 

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“Avete mai fatto caso che
ogni tanto
si incontra qualcuno che
non va fatto incazzare?
Beh, quello sono io”.

Bene, il post c’è. Per aumentare un po’ il patemadanimo subito di primo mattino annoto solo che la proiezione si è svolta in presenza del regista, un uomo non tanto diverso dal protagonista del secondo film di ieri. Un laureato in architettura che quando non dirige, produce film che guadagnano come dieci anni buoni di cinema italiano. Cito a memoria le sue parole prima della proiezione: “Il film nasce dalla considerazione che una donna può menare come un uomo”. Quindi anche un’idea forte di cinema. Ed è stato ancor più d’effetto sentire la lista di cose che fa nella vita mentre al mio fianco una ragazza con tratti asiatici (tra l’altro bellissima, ma non è questo il punto!) mi parlava di lui come se fosse il suo biografo e fermandosi ogni tanto per rispondere al cellulare parlando in (credo) coreano, inglese, francese, spagnolo. Con me parlava in Italiano.

26
apr

Post speciale che ne vale tre. A differenza della puntata solita dei Film da perdere il sonno, ovvero i lungometraggi visti di notte quando non si riesce a dormire, oggi, serie di ben tre film visti a Udine in occasione de Il Grande Festival del Cinema Popolare Asiatico. O almeno questo è quello che si legge all'ingresso del teatro che ospita il Festival.

Primo film: One Million Yen Girl

Straordinario. O lo odi oppure saluti i genitori, ti licenzi dal lavoro, vendi su eBay tutto quello che riempie il tuo appartamento e cominci a girare il mondo solo con una valigia. Non ci sono vie di mezzo. La trama: una ragazza con alle spalle qualche problema con la giustizia decide di vivere un giorno qua e uno là. L'unica regola che adotta per i suoi spostamenti è quella di raggiungere un milione di Yen (poco più di 7000 euri!). Raggiunta la cifra fa armi e bagagli e cambia zona. Le capita di vendere granite alla ciliegia in un bar su una spiaggia, raccogliere pesche in un paesino di montagna e vendere piante in un vivaio gigantesco. Gelmo sei avvisato. Non tornare!

Secondo film: The Handsome Suit

Il sottotitolo potrebbe essere: tutti gli uomini devono essere belli. Un uomo brutto, grasso, con una strana considerazione dell'igiene personale, con dei vestiti da sfigato, con dei denti spettinati, con degli amici che lo prendono in giro, ma buono, decide di diventare bello. Per farlo entra in un negozio di abiti che, oltre ai completi, vende vestiti per diventare bellissimi. Uno strano incrocio tra Zoolander e il programma di cucina con Marisa Laurito e Andy Luotto su AliceTv. Ho riso di più in questo film che negli ultimi 10 anni di Zelig, anche perché non lo guardo. Ma si capisce cosa intendo.

Terzo film: Chocolate

Presente il film con la Binoche e il negozio che vende tutti i generi di cioccolato possibile? Levate la protagonista, il mood zuccheroso, anzi cioccolatoso, togliete Deep, il negozio, i bambini, il paesino e quando avete solo il titolo… (mi cacciano dal cinema a dopo!)
 

24
apr

22
apr

Mio papà dice spesso: "L'è trop fort l'Albertun!". Confermo Alberto Sordi è forte! L'altra sera su La7 è andato in onda Detenuto in attesa di giudizio, film di Nanny Loy del 1971. Il pensiero che l'attore di "maccarone tu m'hai provocato e io me te magno" potesse soffrire come un cane già mi 'intrigava. Poi la mia morosa, poco prima che iniziasse il film, mi ha detto: "Io mi lavo la testa, tu guardati il film! Vedrai com'è angosciante…". Sentivo scorrere l'acqua nel lavandino ed ero già in preda al panico. Ancora prima che partissero i titoli di testa. Figurarsi quando è iniziato il tragico errore giudiziario al centro della vicenda… Il film:

El geometra Di Noi vien giò dalla Svessia per andà in vacansa con i dò fioeu e la mijè. Quand s'eren ad Aosta il geometra vien mena via. Nel rest del film quel pover crist el vien mess in galera, ghe dan una valanga de bott, vien mess denter n'altra galera, ciapa altri bot, vien mess denter n'altra galera, ne ciapa amò. E la mije? E le, pora tusa, sa pù se fa.

Ora, guardando questo film si ha il desiderio di non aver più nulla a che fare con vigili urbani, carabinieri, poliziotti, avvocati, messi comunali, poliziotti di frontiera, guardie giurate, guardiaboschi, finanzieri e poi anche una grande voglia di evitare uffici comunali, poste, commissariati e tutto ciò che anche vagamente è vicino al concetto di burocrazia. Il piano sequenza iniziale è davvero "alla scorsese" ha in nuce (in nuce non so le aspettava nessuno!) la chiave interpretativa dell'intero film. Una macchina con un'allegra famigliola a bordo si avvicina ad un ufficio posto sul confine Italia/Francia. La macchina da presa inquadra anche la roulotte attaccata al veicolo. Il personaggio interpretato da Alberto Sordi è sorridente, la moglie al fianco gnocca, i bambini dietro biondi e bellissimi. Felicità. Poi ci si sposta verso sinistra a seguire il protagonista che entra in ufficio. La battuta che lo cattura è, cito a memoria, "Geometra Di Noi ci può seguire? E' per una semplice formalita". L'uomo in divisa brutto, bruttissimo chiede alla moglie la cortesia, in maniera non cortese, di spostare l'auto per non intralciare il passaggio agli altri veicoli. La m.d.p. segue questa sterzata e poi passa sullo sfondo della scena. Un gruppo di poliziotti portano via di peso Alberto Sordi su una alfettona stile La polizia s'incazza. E a partire da quel piano sequenza con la sirena della volante che porta via l'Albertun, la polizia s'incazza sul serio. Per quanto mi riguarda, per i motivi già detti sopra, molto più brutale di Perkins de Il Processo.
 

 

"Ma chi è sto Franz Kaltenbrunner? Io non ho mai avuto a che fare con i tedeschi… aaaah sì, forse durante la guerra nel '43. Una volta ai castelli romani c'hanno fermato a un posto di blocco… E c'era quel tedesco che m'ha perquisito e m'ha sbattutto dentro a una stalla, e m'ha dato un sacco di botte. Vuoi vedere che è lui Franz Kaltenbrunner? Fosse morto per le botte che m'ha dato!"
 
Bene anche oggi un post è stato fatto. Mi sembra anche completo. Parla di un bel film vecchio (ma bello). Parla di fatti miei, come quella bella immagine bucolica di vita in casa Paté. L'idea della battuta di dialogo in fondo al post è rubata dal gelmo. Lui mette canzoni. Io, alla fine, sono più uno da film.

21
apr

Una volta, mezza vita fa, passavo le giornate a cercare immagini per newsletter, volantini e cataloghi. Mi è venuto in mente vedendo questo video:

(More info here)

Anche io, questa volta una vita fa, ho lavorato in un Lab, ma purtroppo non funzionava granché. Ma alla luce di questo simpatico contributo, complice il fascino per queste aree 51 della creatività, mi chiedo se è meglio lavorare ai Google Labs o al Laboratoire Garnier a cui, come è noto si devono le migliori capigliature del mondo compresa la criniera di Aslan, il Leone delle Cronache di Narnia.

16
apr

Videogamesparty.it
6 e 7 Giugno 2009 – Milano

Dopo
il Festival del Fumetto, Mantova Comics e Cartoomics lo staff del
videogamesparty si è rimboccato le maniche ed ha creato un evento
esclusivamente dedicato agli appassionati dei videogiochi… (more info)

Seguiranno aggiornamenti. Per ora c’è il video che dà l’idea sul tipo di persone che interverranno.

11
apr

Finalmente si vede qualcosa. Che dire? Umido.

10
apr

Numeri e luoghi del Festival (24 aprile – 2 maggio)

L’11 edizione
del Far East Film Festival, che si svolgerà dal 24 aprile al 2 maggio,
travolgerà ancora una volta tutta la città. Moltissime le novità tra le
iniziative legate al Festival, realizzate grazie alla proficua
collaborazione tra Centro Espressioni Cinematografiche e Assessorato
alla Cultura e al Turismo del Comune di Udine. Per 9 giorni la
manifestazione invaderà ogni strada, piazza, locale e vetrina,
coinvolgendo albergatori, ristoratori, negozianti e abitanti di Udine.(more info here)

E io ci vado.