31
mag

E’ arrivato il bel tempo. Sto in casa lo stesso. Soprattutto perché non ho mai lavorato tanto come negli ultimi due mesi. Non a caso il ritmo dei post è calato sensibilmente. Dopo Deadspace che il mio amico gelmo ha definito il gioco “per le persone a cui piace farsela nei pantaloni” ecco l’ultimo Leisure Suit Larry che peraltro potrebbe rispondere a questo criterio. Ma non per gli stessi motivi. Ho cercato di salvare i momenti migliori della mia vita nei Laffer Studios, la cittadella del cinema in cui è ambientato il gioco. Ne ho scritto sull’ultimo Windows Magazine Giochi in edicola. Non provo a scriverne diffusamente qui perché non mi piace parlare male di giochi, libri, fumetti, film, persone, lavori. Specie la domenica mattina, con l’arietta fresca che a Milano non c’è mai, prima di un ponte lunghissimissimo e poco prima di andare a leggere EDGE in palestra. (E se qualcuno lo vuole lo vendo!)

28
mag


Indossa una maschera nera come Zorro, ha sempre le autorità alle calcagna e, come il più famoso tra i vendicatori, nessuno conosce la sua vera identità. Tuttavia, le affinità con il cavaliere mascherato che sta sempre dalla parte dei buoni, finiscono qui. Anche perché, K-20, il nuovo discutibilissimo eroe del cinema d'azione giapponese non è certo un personaggio positivo.


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14
mag


I medical thriller sono arrivati anche in Giappone. The Triumphant Return General Rouge è la prova più evidente. Ma a dirla tutta, forse anche da quelle parti ci si è gia stancati se non del genere in sé quanto meno delle storie legate all'ospedale Tojo, già al centro di The Glorious Team Batista, film presente all'edizione 2008 del Far East Film Festival, di una serie tv piuttosto popolare e di una sfilza di romanzi. In effetti, i risultati al botteghino del secondo film "ospedaliero" di Yoshihiro Nakamura non hanno nemmeno avvicinato il precedente. Una cosa è certa: gli scandali non finiscono mai. Dopo aver scoperto che un membro del rinomato team Batista, l'equipe di medici su cui si basa l'intera saga, era in realtà un assassino, ora in questo nuovo film siamo alle prese con un odioso caso di corruzione.

 

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13
mag

Ho visto il prequel di Deadspace per Wii. Qui c'è la sintesi del gioco. Considero Deadspace il più bello dell'anno scorso. Non è ancora stato superato da "cose" uscite dopo. E ne sono uscite tante. Leggeri brividi per Mirror's Edge e un sorriso glamour per Fallout 3, ma il gioco EA è un'altra cosa. A questo proposito ho pensato di recuperare questo vecchio post non ancora pubblicato. Ovvero 10 buoni (ma mica tanto) motivi per giocare a Deadspace.

1. Per imparare cosa significa in italiano tactical dismembering

2. Perché Deadspace è l'unico titolo che unisce gioco e bricolage. Non si spara agli alieni, non ci sono vere e proprie armi. Piuttosto degli attrezzi come seghe, tranciatrici, frese e flessibili con cui fare eleganti lavoretti. Su carne.

3. Per provare il vero terrore. Che non è quello che provi quando incontri alieni che si mescolano a pezzi di cadaveri trovati qua e là, mostri putrescenti vari, zombi cosmici o lucertole grandi come una nave di Costa Crociere. E' quello che provi quando esci da un ascensore e non sai se andare a destra o a sinistra. E sbagli quasi sempre.

4. Perché c'è lo steampunk che, è risaputo, al nerd piace. Già che ghe sem a questo proposito consiglio questo simpatico testo.

5. Per provare una sensazione che sicuramente nella vita vera nessuno proverà mai. Vista la probabilità che ha una persona normale di diventare un astronauta, imparare  davvero a usare armi e poi quella di riuscire a portarle tutte in orbita, si può dire con certezza che nessuno proverà mai lo sbudellamento in assenza di gravità. 

6. Perché sin dai primissimi secondi del tutorial si capisce che i buoni, malgrado le armi dei cattivi, alla fine vinceranno. Anche perché quando un uomo con una pistola, una specie di sparabatteri, incontra un uomo con un flessibile, una mitragliatrice, un cannone al plasma, una tranciatrice laser, un lancia dischi rotanti e un lanciafiamme, l'uomo con la pistola è un uomo spacciato. E lo raccolgono con un cucchiaino.

7. Per potersi lamentare con la frase tipica di chi crede di lavorare per tutti ovvero "mica posso fare tutto io". Il protagonista, Isaac Clarke aggiusta un'astronave, libera un intero pianeta da una misteriosa e schifosissima specie aliena, si porta a casa per ricordo un manufatto grande come la Statua della Libertà, uccide un virus grande come un pianeta e tante altre cose sempre senza neanche un cane che lo aiuti.

8. Perché Deadspace fa tornare alle origini la saga di Alien. Dopo i mille seguiti del film di Scott in cui gli alieni diventano senzienti, intelligenti, freddi calcolatori, con la voglia di ripodursi  e alla fine quasi simpatici, c'è una gradita semplificazione della trama. Ecco le solide basi su cui si regge: i cattivi sbavano, i buoni no. Bisogna sparare solo ai primi.

9. Per capire che bagno di sangue può anche non avere un significato metaforico.

10. Perché Deadspace è la prova che, malgrado le scene di selvaggia violenza, una trama di finzione e un racconto messianico, i videogiochi non hanno nessun tipo di influenza su chi li utilizza. E lo dico scrivendo questo post dall'astronave su cui vivo e con cui sono costretto a girare per la galassia alla ricerca di specie aliene da tranciare, squartare ed eliminare.

11
mag

Dopo l'abbuffata di film di Udine (una ventina) arriva lo speciale! Sì, insomma inizia la collaborazione con Digital Japan-sito, dopo i fasti (si dice sempre così anche quando non ci sono!) di Digital Japan-carta con cui ho collaborato da quand seri un fiulin.

(qui)

11
mag

 

Se Yuki Tanada è la “Sofia Coppola giapponese”, Nakamura Yoshihiro, regista di Fish Story, altro film giapponese in concorso all’undicesima edizione del Far East Film Festival, è da considerare la versione nipponica di M. Night Shyamalan. Ecco la trama del suo ultimo geniale lungometraggio: un anno prima che lo facessero i Sex Pistols, una band giapponese, i Gekirin, inizia a suonare musica punk. Una loro canzone, un brano di scarso successo, molti anni dopo, salverà il mondo da una catastrofe. Se vi state chiedendo come i due eventi, la musica punk e l’imminente fine del pianeta, possano legarsi assieme sappiate che raramente al cinema si vedono puzzle narrativi così ben congeniati. Al quasi quarantenne regista di Ibaraki, come al collega con Sixth Sense, l’esperimento è perfettamente riuscito.

 

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06
mag

01
mag

Ci sono solo film orientali in lingua originale sottotitolati in inglese. La mia morosa direbbe a questo proposito “poi non so se guardare o leggere”.

Ci sono film a ripetizione dal mattino alle 9 a mezzanotte. Io trovo imprescindibile ogni singolo film in programma. Lei direbbe a questo proposito “ma non diventi deficiente a vederne così tanti”.

Ci sono gli emo e lei li fisserebbe come persone con dei problemi (a dire il vero lo faccio anche io) e direbbe “eh siamo messi proprio bene”

Ci sono i nerd che parlano di anime come se fosse l’argomento più importante del mondo e lei direbbe frasi del tipo “ma farsi una vita no”.

Si fanno file per entrare al cinema, file per uscire, file per gli accrediti, file per fare gli scontrini al bar, file per prendere le cuffie della traduzione simultanea e lei mi direbbe “tatino, ma non c’è un altro modo”. No purtroppo non c’è.

Ci sono donne giapponesi (bellissime). E io lo farei notare in continuazione. Lei mi direbbe “ma tato non mi hai mai detto che ti piacciono le orientali”.

Ci sono donne coreane (bellissimissime). E io farei notare in continuazione. E Lei, dopo le giapponesi, mi direbbe “tatino se vuoi io vado a casa!”.

C’è una linea wireless eccezionale dentro e fuori il teatro, c’è una pagina twitter, c’è un blog aggiornato, c’è una pagina youtube e io loderei in continuazione tutte queste cose cose che lei liquiderebbe dicendo “ah, utile

Ci vogliono 4 ore e mezza di treno da Milano e lei direbbe “tatino non so se l’anno prossimo io verrò”

Mi perderei lo spupazzamento del ritorno quando torno a casa.

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