Film surreale che, si pensi a Era Glaciale proiettato in tutte le sale disponibili dei cinemi disponibili, nessuno vedrà mai. Film tristissimo che, si pensi ai film che si trovano alla FNAC che ha i film che ci sono anche alla Feltrinelli che vende film identici a Mondadori che ha lo stesso a catalogo di IBS e di BOL, nessuno riuscirà mai a trovare. Storia d'amore che, si pensi ai film che si vedono sulla televisione generalista che sono gli stessi che mandano le satellitari un attimo prima che lo facciano le digitali, non sarà facile procurarsi. Quasi impossibile, per me, imbattermi in questo piccolo grande gioiello perché poco prima del primo lungo in programma qui ho avuto una colica renale e poco dopo un matrimonio lontano, anzi lontanissimo, da tutto. Ma alla fine ce l'ho fatta a intercettare questa storia con uno sfigato, solo, triste, silenzioso, con abiti terribili come la gloriosa giacca scamosciata con frange e tanti chili di troppo dovuti alle schifezze per single che mangia. E già fino a qui chissà che voglia ha la gente normale di sentirsi raccontare una storia così avvincente e positiva. Vabbè. Lui è Manzo, un pescatore tristissimo che passa le giornate in completa solitudine, alcune volte senza nemmeno spiccicare una parola che a un certo punto cade nella trappola del dating, in particolare di una serata appositamente studiata perché i rudi, e un po' grezzi, pescatori incontrino l'anima gemella. Per rendere più appealing il popolo del porto gli organizzatori consigliano ad ogni singolo sfigato di girare un video di presentazione in stile The Club. Non essendoci il ben noto montaggio fighetto e le domande fetide, Manzo dice alla videocamera una frase che suona pressapoco così: "Da anni lavoro duramente in mezzo al mare. Le mie mani sono diventate secche e ruvide. Se mi sceglierai ti amerò e accarezzerò con queste stesse mani". Geniale. Ma i pescatori che hanno di fronte questo video con regolare m.d.p. ad altezza tatami rimangono tutti a bocca aperta. Non è certo il suo eloquio ad attirare l'attenzione. Dietro il corpulento Manzo, da un armadio lasciato leggermente aperto si vede spuntare il visino di una donna e subito sotto, come un cartone animato con Scooby Doo, quello di un bambino. Entrambi hanno la bocca a culo di gallina, tipica espressione di chi si accorge di essere inquadrato per sbaglio. Qualcuno in sala dice persino "sembrano due fantasmi". Ancora geniale. E Manzo, torna a casa e si arrabbia. Ma poi accetta in casa le persone che si nascondevano nella propria dimora e, infine, conosce l'amore. E poi di nuovo l'angoscia.Bene la recensione è finita. Avrei potuto parlarne qui. Come faccio di solito quando guardo film giappi, ma non si è ancora capito se il sito continuerà a esistere oppure no. Anche se ho fatto di tutto per demolire Futoko - The Dark Harbour, il consiglio è guardatelo. Per capirne di più qui. Ma a meno che non siate a Milano per il Milano Film Festival, sarà impossibile. Quindi perché lo recensisco? Non lo so.
(foto da Japan Times Online)












