Io, un giorno, ho conosciuto i ragazzi che hanno prodotto, girato e montato Scrivere/New York. Da allora leggo romanzi ambientati a Milano. Meglio se gialli, noir, neri, morti, feriti e un po' tristi. In segreto, ma mica tanto, spero un giorno di riuscire a fare uno Scrivere/Milano. Oggi ho finito un libro di Giuseppe Genna ambientato (anche) a Milano. Alludo a Non toccare la pelle del drago. Oltre agli avvenimenti che vengono raccontati e al ritmo di questo thrillerone tra la Brianza e la Cina, personalmente, mi piacciono i riferimento a quello che potrebbe dire ma non dice. La narrazione è condita di riferimenti, considerazioni geopolitiche (presa da qua). Mi spiego meglio: si caratterizzano i personaggi e le situazioni narrate con gli stereotipi, i rumors, i pettegolezzi Milano anni 2000. Mi piace come vengono elaborati i giuidizi e pregiudizi sui cinesi a Milano. Sembra di sentire i vecchi che discutono mentre guardano gli scavi al mattino prima di andare a comprare Libero o Il Giornale. Sembra di ascoltare qualche quarantenne in crisi che dà la colpa ai cinesi perché gli rubano il lavoro. In realtà glielo comprano. Che è ben diverso. Si sentono i ggiovani che parlano male di coetanei con capelli molto strani, ma che a poco più di trent'anni hanno già sei ristoranti, due sartorie e quattro lavanderie. E non hanno fatto nessun master in comunicazione o marketing. Ma sempre si capisce che Genna (magari non è vero) ne sa di più di quello che scrive. Non può dirci tutto. Vorrebbe, ma non può perché in realtà dietro a personaggi ci sono persone normali. Magari è solo una mia sensazione. Ma lo considero il più grande talento di questo scrittore che ho anche conosciuto tanto tempo fa. Ad ogni modo consiglio questo libro. Tanto è vero che un domani, o anche dopodomani, dovessi riuscire a fare un mio Scrivere/Milano, uno dei capitoli sarebbe proprio sui cinesi milanesi. Metto un estratto per dimostrare che l'ho letto davvero:
Sulla tangenziale, rientrando a Milano, mentre si alzava dall'asfalto una nebbia spessa di fumi di scarico, e si procedeva a passo d'uomo. Vide i grattacieli sporchi, orologi elettronici rosso acceso sulle facciate dei grattacieli, le stanghe dei numeri rotte, orari assurdi di cifre inestenti irradiate nell'aria sporca. I tir sembravano enormi buoi, secolari e annoiati dal tempo.
Il cielo era terso, ma non si riusciva a penetrare la nebbia degli scarichi.
Rientrato a Milano, in viale Certosa, fu bloccato dauna manifestazione di protesta dei lavoratori di Postalmarket: stavano per essere licenziati tutti.
Cercò la sirena nella Bmw degli zurighesi. La trovò. L'accese. Si fece strada nel traffico immobile. Si liberò.
Quando fu libero dal traffico si rese conto che non sapeva dove andare. In questura? A Casa? Dove?







