27
apr

 

Vuoi non fare il post sull'ultimo colpo di scena del campionato? Appunto. Ecco un bel blob di dichiarazioni ufficiali e non delle ultime 24 ore.


"Le parole sono molto sintetiche: io ci credo. Devo fare tre risultati positivi. Chi ci crede, mi segue. Gli altri si facciano da parte. Io voglio gente che ci crede". (Claudio Ranieri, intervista post-partita)

 

"Domenica vado al mare". (Daniele De Rossi)

 

"Siamo dispiaciuti, abbiamo rincorso per mesi e stasera vediamo il sogno allontanarsi. Alcuni episodi purtroppo ci penalizzano. C'era almeno un rigore per noi. Ma la Roma ha uno stile diverso dall'Inter. Ora dobbiamo vincerle tutte". (Luca Toni) [Sì, in effetti, è un po' diverso]

 

"In avvio un regalo del guardalinee Romagnoli che blocca Cassano lanciato a rete per un fuorigioco inesistente. La paura sveglia i giallorossi che prendono possesso del campo, giocando sempre di prima il pallone. Pizarro è padrone del centrocampo e lì davanti Totti, Vucinic e Menez parlano una lingua che solo loro capiscono". (Tiziano Carmellini, Il Tempo)

 

"Non credo di esagerare se paragono Pizarro a Xavi del Barcellona". (Massimo Mauro)

 

"In certi momenti sembra di vedere il palleggio e la velocità del Barcellona". (il primo tempo della Roma secondo Alberto Cerutti, La Gazzetta dello Sport)

 

"Mosè entra in area di rigore. Il tocco per il capitano… goal, goal (per venti volte circa n.d.r.) Il bimbo de oro. L'avevo detto che dal 29 novembre mancava il goal all'Olimpico. Ha segnato il capitano mio. Voglio un figlio da te. Il terzo figlio te lo do io. Dimmi come lo vuoi. Biondo con gli occhi celesti, moro con gli occhi bruni. Come te pare te lo do io un figlio!" (Carlo Zampa, telecronaca)

 

"Goal di Pazzini. Di testa Pazzini ha segnato". (Carlo Zampa, telecronaca)

 

"Ha segnato Pazzini. Ha segnato Pazzini". (Carlo Zampa, telecronaca)

 

"Totti, non abbiamo dimenticato quei pollici". (sondaggio de la Repubblica)

 

"Era nell'aria una partita così, di quelle che giochi bene e perdi e in una volta sola paghi tutto quello che per tanto tempo hai avuto. L'Inter torna in testa, la Roma si smarrisce, il Milan scompare, il calcio torna di colpo il gioco normale e confortante che è sempre stato. Nessun sovvertimento di valori, nessuna rivoluzione sentimentale. La buona vecchia vittoria della forza e dell'abbondanza". (Mario Sconcerti, Corriere.it)

 

"Ma la Samp dalle gambe molli torna in campo con ben altra grinta". (Lara Vecchio, ilSole24ore.com)

 

"Contro l'inter non 11 contro 9 non avete fatto un tiro in porta". (tifoso della Roma nel tunnel dell'Olimpico)

 

“Io non c’ero” (Antonio Cassano)

 

Bene il post è finito. Mi sembra che stia in piedi. Per non farlo traballare ha anche un bonus: il blob, questa volta la versione originale di RaiTre. Puntata del 23 Aprile, giorno della liti Fini-Berlusconi e di quella Balotelli-80.000 tifosi dell'Inter iniziata 3 giorni prima. Liti, ovviamente, già dimenticate.


 

E per chi vuole c'è anche la sua bella parte due. Qui.

14
apr

"Pelù è la forma pura, è un cantante rock capace di riempire la scena, ha un fascino dark in qualche modo unico. Insomma un frontman nato. Ma si vide subito, nel primo concerto tenutosi a all’Heineken Jammin’ Festival di Imola all’indomani della separazione che senza Renzulli Pelù era una mina disinnescata, un bomba senza spoletta, un fuoco d’artificio con la polvere umida. Così la reunion è stata accolta dal pubblico come le nozze del cacio coi maccheroni ed è stato assalto al botteghino".  

 

 

Direttamente dal Corriere.it. Ma le sue parole vibranti in bilico tra Lester Bangs e Hunter S. Thompson si possno leggere anche sul cartaceo.  Il "ggiovane" Mario Luzzato Fegiz scrive della grande reunion dei Litfiba. E visto che da mesi oramai scrivo solo copy di massimo 150 caratteri e premo il tasto F5 (citazione) lo presenterei così…

 

 

Ecco il critico rock che piace anche al tuo papà.

 

Al limite se non piace la proposta uno. Riserva:

 

Come un giornalista giovane. Però vecchio.

 

E qui un gruppo di persone che so io potrebbe aggiungere una marea di copy su questa falsariga.

 

(foto PDnetwork)

08
feb
Quando penso a James Ellroy mi viene in mente Alberto Crespi.
 
Durante una rassegna organizzata al cinema Gnomo enne anni fa quest’ultimo raccontò quello che James “The Dog” Ellroy disse a chi aveva scritto e girato "LA Confidential", sicuramente il più bel film ispirato ai suoi romanzi. Guardando Curtis Hanson e Brian Helgeland, giusto la mattina dopo aver ricevuto la sceneggiatura disse più o meno così: “Stronzi”. O forse “Bastardi”. Non ricordo benissimo.
 
James Ellroy, sempre secondo il buon Crespi, era rimasto scontento di “Indagine ad alto rischio” prodotto da James Woods definito, anche per  quel tentativo andato male, “quel tossico di merda”. Per colpa di Woods, quindi, il Sciur Ellroy, mi pare di poter dire, è sempre molto scettico rispetto all’idea di vedere su grande schermo qualcosa tratto dalle sue opere. Quella robaccia di "Dalia Nera", che doveva ancora essere girata, rende bene l'idea del rischio nel mettere in scena libri di Ellroy.
 
A chi aveva messo le mani su un suo libro per la seconda volta, tuttavia, aggiunse anche: “Avete preso i miei personaggi e li avete usati per raccontare un’altra cosa. È tutto diverso, ma sta in piedi”. Dal racconto di Crespi emerse una moderatissima soddisfazione per il lavoro di adattamento di Hanson e Helgeland. Credo sia il massimo che si potrà mai avere. Da James Ellroy, per questo colpa di questo aneddoto, non mi aspetto mai entusiasmo. Vederlo vestito come Gervaso durante la sua turnè italiana, certo, mi ha spiazzato parecchio. Ad ogni modo questo post serve solo a raccogliere le migliori cose dette o scritte durante il suo soggiorno meneghino:
 
 
"The Dog fa il suo ingresso insieme allo straordinario Paolo Noseda: è altissimo, ve l’ho detto. Il cranio lucido e lo sguardo da matto, la voce bassa, tonante. Parla della faccia oscura dei Sessanta, della sua infatuazione giovanile per i furti con scasso (e la biancheria femminile), di omosessuali al potere, di sangue, di donne, di sua madre, dell’Occidente, di Beethoven. De Cataldo dice Zeitgeist, Ellroy risponde Fucking & sucking. Lo ripete trenta volte. Dice che se ne frega dell’Europa e degli europei, che ama le donne di sinistra. Ogni centocinquanta parole, precisa che il suo libro è edito da Mondadori. Alla sesta volta diventa uno sketch e la gente ride".
(Simone Sarasso da Milano Nera)

"Ellroy ha detto cose spaventose, gigantesche, manichee, degne del tragico e non dell'epico, assolute, eschilee – vibrando fonicamente una prosodia tantrica occidentale".
(Giuseppe Genna da Facebook)

-Le piace la musica?
-Ascolto musica classica tutti i giorni, quando faccio ginnastica e quando me ne sto sdraiato al buio
(James Ellroy a l’Unità)

And I've finally met the woman. I've finally met her. But I'm the guy with no place to go on Christmas and Easter that ends up getting.
(James Ellroy a The Guardian)

- In Italia abbiamo una memoria storica molto breve. Dimentichiamo in fretta e ripetiamo gli stessi errori. Quale rischio corre un Paese che non ricorda?
-Non lo so. Non penso a queste cose. Penso solo alla merda che mi porta dal punto A al punto B. Io mi concentro su aspetti molto limitati, precisi. Quando avevo tredici anni ho individuato sei o sette cose che mi interessavano: sono ancora quelle. Io sono un autore incredibilmentedisciplinatoedèperquesto che riesco a scrivere un libro così grande, così complesso e così pieno di significati. Di conseguenza tutto ciò che contraddice il mio obiettivo o devia il mio percorso, lo spingo via.
(James Ellroy da qui)

-In questo libro molti personaggi sono uniti dall’odio.
-Questo è un libro che parla di uomini cattivi che amano donne forti. È un libro che parla di assassini che riescono a virare, a modificare le loro convinzioni utilizzando principalmente le donne come strumenti di conversione. Questo è un libro di speranza, di salvezza, redenzione e tormento. C’è odio nel libro, ma va attraversato per arrivare all’amore…
-E per arrivare a Dio?
-Esatto. Ma non mi interrompa mai più.
(James Ellroy ancora da qui)

-Quali sono le sue abitudine di scrittura?
-Sveglia alle otto. Lavoro fino all’una e mezzo. Palestra. Ancora due ore di lavoro nel tardo pomeriggio. Vita di famiglia, poi di nuovo lavoro dalle otto e mezzo alle undici di sera. Non so battere a macchina, scrivo a mano su blocchi di carta comune con una biro da due soldi, inchiostro nero. Le correzioni le faccio in rosso.
(James Ellroy da Au Lapin Agile)

Bau Bau
(James Ellroy a Che tempo che fa)

Bene. Il post su Ellroy è finito. Il libro Il sangue è randagio con le sue simpatiche 850 pagine è appena iniziato. Al momento posso solo dire qualcosa a proposito delle prime 73 pagine. Terribili. Ultraviolente. Bellissime. C'è anche amore però. Da anobizzare immediately.
18
dic

Un grande pezzo di letteratura, da un grande pezzo di uomo. In bilico tra commedia all’italiana e giallo alla Pinketts. A metà strada tra la criminalità romantica degli anni sessanta e il sano cialtronismo da ubriaconi che si vantano al bar. Ecco come “il dottore” descrive un incontro-scontro con un altro fine intellettuale: Pino Babbini, ai tempi del delirante diverbio, autista di Umberto Bossi:

“Come mi vede, il bestione mi viene incontro e mi appioppa a freddo, la carogna, un gancio destro. Non mi sposta neanche il cappello. Gli salto addosso per spaccargli i denti quando vengo bloccato da un esercito di vigili urbani. Mi fanno: “Lasci stare, venga a prendere un caffè con noi”… Dico: “Lo uccido un attimo e arrivo”. Macché, mi hanno impedito la polpettizzazione”

(Pier Gianni Prosperini dal Corriere della Sera di Giovedì 17 Dicembre 2009)

12
dic

“Ho fatto cose discutibili nei videogiochi. Ho ucciso 50.000 zombie per un achievement, ho sterminato una razza per un dialogo sbagliato, ho decapitato un milione di esseri umani e ho pure cantato una canzone degli 883 in singstar. Non me ne vergogno. Il videogioco non è la realtà e la mia moralità non può essere misurata dalla nefandezza delle mie azioni virtuali. tranne per gli 883, di quello mi vergogno”.

(Vincenzo Aversa, Babel)

25
mar

Gli 8 incontri con Enzo Jannacci sul tema l'arte delle parole in musica sono terminati con la serata di ieri. Mi fa piacere che in questo momento Jannacci sia abbastanza in pista. Travaglio lo cita qui. Domenica sera, per dire, Report ha usato solo sue canzoni.
 
(mi scuso per la foto minacciosa di Confalonieri)

Ho pensato a un post capace di cogliere in poche parole il senso ultimo di un corso di Enzo Jannacci. Ne ho seguito più di uno. A quest'ultimo, a dire il vero, sono intervenuto davvero poco e male per impegni lavorativi. In realtà credo che il vero corso, per me, sia stato conoscere Enzo e passare tempo insieme a lui senza per forza di cose salire su un palco a dire, cantare, recitare. Cose che, comunque, ho fatto. Tuttavia, credo che il modo migliore per scrivere di cosa succede in questi laboratori-corsi-centri-direcupero-jannacceschi sia descrivere un passaggio della serata di ieri.

Enzo chiama ad esibirsi i musicisti che hanno seguito il corso sin dai primi appuntamenti. Sarà l'ultima volta, quindi possono cantare e suonare anche più di un pezzo. Tra loro c'è una persona di età indefinita. Per dire, ha i capelli bianchi, ma legati a coda di cavallo ggiovane. Ha gli stivali di pelle, anche questi ggiovani, ma è sempre malaticcio. Adesso che ci penso, realizzo di averlo sempre visto con un fazzoletto di stoffa a portata di mano. Questo personaggio sale sul palco ed esegue tre canzoni: una sui cowboy, un tango e una in giapponese. Jannacci ascolta con attenzione. Dice: "Non cercare di assoggettare la plebaglia anche perché plebaglia non è. Non siamo a Zelig". Geniale. 
20
mar

Leggo qui che…

Sono Lino Banfi e Lino Toffolo i protagonisti della miniserie 'Scusate il disturbo', in onda nella prima serata di Raiuno domenica e lunedì. Due puntate dirette da Luca Manfredi e ambientate in Argentina, a Buenos Aires, nelle quali Banfi interpreta un falegname pugliese emigrato per costruirsi un futuro migliore.

Bene. Se c'è uno che a me è sempre piaciuto è Lino Toffolo. Lo è per tre motivi: Enzo Jannacci mi ha sempre detto che è un genio, mi ha sempre fatto ridere moltissimo (ma in maniera spesso amara), ha deciso di andarsene fuori dai coglioni. Non a caso leggo:

"Mi sono divertito davvero – ha detto Toffolo – quella con Banfi è un'amicizia che va avanti da tanti anni senza bisogno delle parole, da dentro. E poi con lui siamo riusciti a recitare senza prove, una cosa che mi era riuscita solo con Marcello Mastroianni. Io ogni tanto faccio qualche comparsata per far vedere che sono vivo, altrimenti sembra che non esisti se non sei in televisione. Per il resto sto bene a Murano" (da virgilio)

Faucet è già puntato.

 

26
feb

"(…) mi spostai al Marriott Hotel di Gateshead, dove mi scolai di tutto, dal vino alle bottigliette di gin del minibar. Ed è stata in quell’occasione che è iniziata la mia dipendenza dalla Nintendo Wii: ci giocavo praticamente 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non riuscivo a smettere e non dormivo né mangiavo, per non dover essere costretto a staccarmi anche solo per pochi minuti. Ero diventato imbattibile a bowling e sfidavo quelli dell’hotel. Anzi, arrivavo addirittura a chiamare il servizio in camera proprio per avere qualcuno contro cui giocare” [da gazzetta.it]

Chissà, magari ci gioca con Jimmy "cinquepance" Gardner.

24
dic

Ma perché i suoi brani piacciono                     
E. Jannacci.jpgancora così tanto?
«Appunto,forse perché sono piccoli
film. La settimana scorsa ero in
tram, mi si avvicina un ragazzo e mi
dice: “Lei è Jannacci?”. Credevo mi
prendesse a botte, invece dice: “Lo
sa che sull’ipod ho Andava a Rogoredo?”.
Gli ho risposto: “Sei matto”.

(Enzo Jannacci da Il Giornale del 22 dicembre 2008, gentilmente offerto dallo zio)

Veramente io nell’iPod ho tutta la discografia di Jannacci. I suoi sono gli unici brani che non cambio mai. Sono lì da quando l’ho acceso per la prima volta. Stamattina, per dire, mentre andavo a lavorare, con il tram vuoto, il freddo, la nebbia, una montagna di giornali gratuiti abbandonati su una panchetta, vuoi non ascoltare una roba tipo I dispiaceri hanno la faccia degli angeli che quella volta ti han detto “non abbiamo mica bisogno” oppure lassù nella garitta lui sempre se ne stava spostando le putrelle in su e in giù o in giù e in sù? Boh! oppure ancora PI-PPI-RI-PI-PI PI-PPI-RI-PPI-PI-PI-PI-PI*? Queste canzoni sono qui nella mia tasca, ma non esistono. Le canticchio a denti stretti, ma non posso linkarne il testo ufficiale. Non sono presenti su iTunes. Sono in assoluto le canzoni che ho cantato di più in tutta la mia vita, ma non si può ascoltarne ora una versione online. Non c’è lastfm, deezer, myspace che tenga. Pochi (ma buoni) ne parlano. Forse pochissimi le conoscono precisamente. E per il momento è bello che sia così.

*premio speciale per chi capisce di che canzone parlo. La individueranno in tre al massimo.