22
apr

 

Arriva il bel tempo. È ora di chiudersi al cinema. Ecco il programma completo del Far East Festival.

9 giornate di programmazione, dal 23 aprile al 1° maggio, e oltre 60 pellicole in arrivo da Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Taiwan: sta per tornare Far East Film, il grande festival (anzi: la grande festa) con cui il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine indaga gli spazi visivi e gli stili dell’Estremo Oriente! (more info here)

 

Io ci sono. Con una piccola pausa il 28 sera. Ma solo per entrare un attimo nella storia del calcio. Poi torno al cinema. Qui piccola sintesi dell'edizione 2009.

25
lug

 

Il piatto forte del Far East Film Festival 2009 è sicuramente Yatterman. La versione cinematografica dello storico cartone animato giapponese arrivato in Italia negli anni settanta, non a caso, è stata presentata al pubblico l'ultimo sabato utile, poco prima della premiazione finale. Innanzitutto la trama: Gan Takada e Ai-Chan, i buoni, sono geniali inventori con un particolare talento nel costruire robot. Lady Doronjo, Boyacky e Tonzra, i cattivi, sono buoni a nulla. In mezzo ai due gruppi agisce un misterioso burattinaio che vuole recuperare i frammenti di una fantomatica Pietra del Teschio che, pare, doni poteri straordinari. Se avete l'impressione che il plot sia elementare o che la storia, in fondo, possa interessare solo un pubblico di bambini, ebbene, avete un'impressione corretta. La versione Takashi Miike dell'anime di Tatsuo Yoshida è un film per famiglie orgogliosamente senza senso, semplice, schietto, ma pieno zeppo di sentimenti puri e valori positivi. Per la prima volta Miike è riuscito a non stupire il proprio pubblico? Ovviamente, no. In un modo o nell'altro c'è riuscito anche questa volta.

 

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28
giu

 

Takuro è brutto, grasso e porta dei vestiti davvero orribili. Il primo sentimento che prova la gente quando lo incontra, purtroppo per lui, è la pena. In effetti, deve essere davvero straziante portarsi in giro un corpo così sgraziato e avere un volto così pieno di imperfezioni. Un giorno, tuttavia, il protagonista di The Handsome Suit, ennesimo gioiellino prodotto dall'ultimo Far East Film Festival, capita in un negozio di abiti da uomo dove trova un’occasione che non può lasciarsi sfuggire: un completo che lo fa sembrare l’uomo più bello del Giappone. Lo acquisterà?

 

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08
giu

 

Takuro è brutto, grasso e porta dei vestiti davvero orribili. Il primo sentimento che prova la gente quando lo incontra, purtroppo per lui, è la pena. In effetti, deve essere davvero straziante portarsi in giro un corpo così sgraziato e avere un volto così pieno di imperfezioni. Un giorno, tuttavia, il protagonista di The Handsome Suit, ennesimo gioiellino prodotto dall'ultimo Far East Film Festival, capita in un negozio di abiti da uomo dove trova un’occasione che non può lasciarsi sfuggire: un completo che lo fa sembrare l’uomo più bello del Giappone. Lo acquisterà?

 

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28
mag


Indossa una maschera nera come Zorro, ha sempre le autorità alle calcagna e, come il più famoso tra i vendicatori, nessuno conosce la sua vera identità. Tuttavia, le affinità con il cavaliere mascherato che sta sempre dalla parte dei buoni, finiscono qui. Anche perché, K-20, il nuovo discutibilissimo eroe del cinema d'azione giapponese non è certo un personaggio positivo.


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14
mag


I medical thriller sono arrivati anche in Giappone. The Triumphant Return General Rouge è la prova più evidente. Ma a dirla tutta, forse anche da quelle parti ci si è gia stancati se non del genere in sé quanto meno delle storie legate all'ospedale Tojo, già al centro di The Glorious Team Batista, film presente all'edizione 2008 del Far East Film Festival, di una serie tv piuttosto popolare e di una sfilza di romanzi. In effetti, i risultati al botteghino del secondo film "ospedaliero" di Yoshihiro Nakamura non hanno nemmeno avvicinato il precedente. Una cosa è certa: gli scandali non finiscono mai. Dopo aver scoperto che un membro del rinomato team Batista, l'equipe di medici su cui si basa l'intera saga, era in realtà un assassino, ora in questo nuovo film siamo alle prese con un odioso caso di corruzione.

 

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11
mag

Dopo l'abbuffata di film di Udine (una ventina) arriva lo speciale! Sì, insomma inizia la collaborazione con Digital Japan-sito, dopo i fasti (si dice sempre così anche quando non ci sono!) di Digital Japan-carta con cui ho collaborato da quand seri un fiulin.

(qui)

11
mag

 

Se Yuki Tanada è la “Sofia Coppola giapponese”, Nakamura Yoshihiro, regista di Fish Story, altro film giapponese in concorso all’undicesima edizione del Far East Film Festival, è da considerare la versione nipponica di M. Night Shyamalan. Ecco la trama del suo ultimo geniale lungometraggio: un anno prima che lo facessero i Sex Pistols, una band giapponese, i Gekirin, inizia a suonare musica punk. Una loro canzone, un brano di scarso successo, molti anni dopo, salverà il mondo da una catastrofe. Se vi state chiedendo come i due eventi, la musica punk e l’imminente fine del pianeta, possano legarsi assieme sappiate che raramente al cinema si vedono puzzle narrativi così ben congeniati. Al quasi quarantenne regista di Ibaraki, come al collega con Sixth Sense, l’esperimento è perfettamente riuscito.

 

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29
apr

E' arrivato il momento del film più bello della manifestazione. E' bello ancora prima di iniziare. Perché ha vinto l'Oscar. Perché parla di morte. Perché è stato prodotto da "uno che ci ha creduto sin dall'inizio". Perché lo dicono tutti. Scettico, entro in sala al posto di andare a mangiare all'Asian Wook che cucina di tutto, però poi non te lo porta. Due volte su due ho ordinato un piatto tipico thailandese che poi non è arrivato. In compenso la cameriera (una Chiaki Kuriyama con qualche graditissimo anno in più!) ti porta altre cose buonissime. Poi è iniziata la visione. M.d.p. ad altezza Ozu, un attore con un completo scuro alla Blues Brothers ma ben tenuto come quello dell'agente Smith riesce a far indossare un abito tradizionale giapponese a una giovane defunta. Il rito è molto complicato e permette al nostro attore di levare i vestiti alla salma, lavarla, truccarla senza che nessuno dei familiari, lì a un passo, pensi che il rito non sia una cosa elegante, una sorta di balletto, una coreografia, una parte della preghiera. Poi il protagonista, il nokanshi letteralmente “maestro di deposizione nella bara”, sente qualcosa. Guarda il suo maestro e lo invita a toccare con mano. La giovane è un giovane. Il film è tutto qui. Ti aspetti una morbosa tragedia con la fotografia di Garrone, cupa, senza via d'uscita e invece, come in Six Feet Under, si ride dove non si dovrebbe. Si ironizza, per esempio, sul rito in sé che prevede anche pratiche molto fisiche di preservazione del corpo, si ride sull'odore che si porta addosso una persona che decide di avere un business legato a cadaveri. Quello che stupisce ed emoziona è sicuramente il tono con cui vengono costruite le singole scene. Tutto rigoroso, misurato, preciso. Le battute di dialogo ridotte ai minimi termini. Cito a memoria: "Te la senti di farlo tu? Ok". E il rito ha inizio. Secondo me vince il Far East. Per dire, questo film, se fatto in Italia avrebbe avuto come protagonista un Kim Rossi Stuart con lacrime finte e accento romaesco finto anche quello che urla al suo maestro di cerimonia una frase del tipo "È mortooooo! Lo vedi anche tu! Perché è successo" oppure "nun ce posso credè vitanfame nun ce l'ha fatta" e poi si sarebbe incartato sul tatami a piangere per un quarto d'ora facendo vedere uno Swatch. Alle spalle sarebbe passata una Mini oppure il carro funebre sarebbe stato una Opel se no il film nunsefaceva.

 

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""Ognuno deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato".

 

 

 

 

 

 

 

 

Bene il post è fatto. Ho dato notizie del film che ho visto. Parlo male del cinema italiano che, come è noto, non esiste più e ho dato sufficienti preoccupazioni a mia mamma che poi al telefono mi dirà sicuramente: "Ma scusa te sul tuo sito puoi dire quelle cose lì? E se Kim Rossi Stuart le legge?". Torno a lavorare. Recensione Digital Japan, qui.

26
apr

Post speciale che ne vale tre. A differenza della puntata solita dei Film da perdere il sonno, ovvero i lungometraggi visti di notte quando non si riesce a dormire, oggi, serie di ben tre film visti a Udine in occasione de Il Grande Festival del Cinema Popolare Asiatico. O almeno questo è quello che si legge all'ingresso del teatro che ospita il Festival.

Primo film: One Million Yen Girl

Straordinario. O lo odi oppure saluti i genitori, ti licenzi dal lavoro, vendi su eBay tutto quello che riempie il tuo appartamento e cominci a girare il mondo solo con una valigia. Non ci sono vie di mezzo. La trama: una ragazza con alle spalle qualche problema con la giustizia decide di vivere un giorno qua e uno là. L'unica regola che adotta per i suoi spostamenti è quella di raggiungere un milione di Yen (poco più di 7000 euri!). Raggiunta la cifra fa armi e bagagli e cambia zona. Le capita di vendere granite alla ciliegia in un bar su una spiaggia, raccogliere pesche in un paesino di montagna e vendere piante in un vivaio gigantesco. Gelmo sei avvisato. Non tornare!

Secondo film: The Handsome Suit

Il sottotitolo potrebbe essere: tutti gli uomini devono essere belli. Un uomo brutto, grasso, con una strana considerazione dell'igiene personale, con dei vestiti da sfigato, con dei denti spettinati, con degli amici che lo prendono in giro, ma buono, decide di diventare bello. Per farlo entra in un negozio di abiti che, oltre ai completi, vende vestiti per diventare bellissimi. Uno strano incrocio tra Zoolander e il programma di cucina con Marisa Laurito e Andy Luotto su AliceTv. Ho riso di più in questo film che negli ultimi 10 anni di Zelig, anche perché non lo guardo. Ma si capisce cosa intendo.

Terzo film: Chocolate

Presente il film con la Binoche e il negozio che vende tutti i generi di cioccolato possibile? Levate la protagonista, il mood zuccheroso, anzi cioccolatoso, togliete Deep, il negozio, i bambini, il paesino e quando avete solo il titolo… (mi cacciano dal cinema a dopo!)