04
mag

 

Breve (ma intensa) sintesi del 12esimo Far East Festival di Udine. Pochi ospiti, pochi soldi a disposizione e, purtroppo, pochi spettatori. A dire il vero lo stranissimo blog della manifestazione dice che è record storico di visittori. Ma si tratta pur sempre di un blog che ieri aveva come primo post "Affittasi appartamenti a Lignano Sabbiadoro". Credo, tuttavia, che anche quest'anno siano passati dei piccoli gioiellini. Ecco le trame che mi hanno colpito maggiormente in rigoroso ordine sparso:

 

"Dream Home": Se la casa dei tuoi sogni costa una fortuna, come fare per adattarne il prezzo? Semplice. Basta uccidere tutti i futuri vicini e tutti i possibili acquirenti si tireranno indietro. Dalla programma del festival: "Pang Ho-Cheung scrive col sangue una feroce e torbida critica alla speculazione edilizia ad Hong Kong".

 

"Golden slumber" (Japan, 2010): dal regista del film più bello dell'anno scorso, l'introvabile "Fish Story". Un vecchio amico invita il sempliciotto Tanishi ad andare a pesca. I due sono seduti in macchina. Il bonaccione Tanishi beve un sorso d'acqua e chiude gli occhi. Li riapre. Sembra spaesato. In effetti si rende conto che l'amico non ha portato la canna da pesca ed è ancora in giacca e cravatta. Cosa è successo? Apparentemente nulla. E invece l'ingenuo Tanishi è stato drogato, mentre era privo di sensi qualcuno ha ucciso il primo ministro giapponese con autobomba, qualcun'altro ha costruito le prove per incastrare il povero Tanishi che quindi di colpo è l'uomo più ricercato del Giappone. Poi inizia il film.

 

"The Bugs Detective" (Japan, 2010). Gli insetti, come gli umani, vogliono scoprire le tresche dei rispettivi partner. Per fortuna che c'è Yoshida Yoshimi che riesce a parlare con coleotteri, scarabei, libellule e molti altri insetti. Girato in digitale come fosse un documentario sulla vita di un pazzo. Ma bello.

 

"Accidental Kidnapper" (Japan, 2010). Un aspirante suicida incontra un ragazzino di buona famiglia. Tac… colpo di genio! Perché non organizzare un bel rapimento? Trama simile a "Un mondo perfetto" con una piccola variante: il bambino furbetto è figlio di uno Yakuza!

 

"Wig" (Japan, 2010). Film incentrato sullo strano rapporto tra Moriyama, un impegato preoccupato per lo stato di salute dei suoi capelli e Owada, la persona che gli prepara parrucche ad hoc. Geniale.

 

"Gallants" (Hong Kong, 2010). Cheung viene trasferito. In ufficio è un disastro e i suoi capi lo vogliono il più lontano possibile. Nel paesino in cui finisce vige una vecchia faida tra due antiche scuole di kung fu: una è ultramoderna con maestri preparatissimi, attrezzatura professionale, un ring e una sala pesi, mentre l'altra è talmente vecchia e malmessa che gli iscritti l'hanno trasformata in una sala da the. Cheung farà di tutto per riportarla ai fasti di un tempo la seconda. Volti storici del cinema delle arti marziali, arzilli come mai, in un'esilarante commedia. Vecchia.

 

"La Comédie Humaine" (Hong Kong, 2010). Un killer professionista esperto di cinema che a momenti muore assiderato su un tetto e un giovane sceneggiatore sfigato diventano amici per la pelle. Frase da ricordare: In ogni buon film ci deve essere uno spazio per la commedia e un angolo per… la commedia.

 

"The Arrival" (Philippines, 2010). Leo, contabile di Manila, sogna sempre la stessa donna e la stessa casa. Poi, scopre che il luogo che ha in mente esiste davvero e comincia a cercarlo. Grazie all'aiuto di un gruppo di fattori si costruisce una nuova vita. La nuova casa è diversa da quella dei suoi sogni e la donna è molto distante da quella ideale. Ma è contento lo stesso,

 

"Identity" (Indonesia, 2009). Adam lavora in ospedale pulendo i morti di cui conserva con affetto i talloncini appesi agli alluci. In ospedale conosce una ragazza che non ha diritto all'assistenza sanitaria. Adam trova il modo di aiutarla, ma finisce male.

 

"Boys on the run" (Japan, 2010). Tanishi, pornofilo, rappresentante di distributori automatici, ama in segreto una collega. Appena l'amore sembra essere ricambiato un rivale gli frega la ragazza. Il represso Tanishi esplode!

 

"Oh, My Buddha" (Japan, 2010). Tre adolescenti infoiati partono per un'isola alla ricerca dell'amore libero. A fine estate uno dei tre incontra di nuovo una giovane conosciuta sull'isola. La riservatezza dei giapponesi incontra il mito delle spiagge svedesi.

 

Bene il post sarebbe finito. In realtà di film ne ho visti molti di più, ma quelli che non ho messo nel blob non erano abbastanza strani. Chi vuole saperne di più può guardare il sito ufficiale del Far East Film Festival. Quasi, quasi propongo una rassegna di film asiatici alla mia associazione culturale preferita: La Scheggia. In realtà è quella più vicina a casa mia, ma volevo dismotrarle affetto. Se qualcuno mi motiva si può anche organizzare. Mi sun chi. Come si dice a Osaka.

 

14
set

Lù l’è un pescadur. Laùra tut’el dì. E anca la not. Un dì ghe vegn in ment de truvà ‘na miè. Pecà che se no acurgiù che denter l’armadi de cà sua ghè una dona. Che la gà anca un fiulin! Roba de matt.

ff20090717a2a.jpgFilm surreale che, si pensi a Era Glaciale proiettato in tutte le sale disponibili dei cinemi disponibili, nessuno vedrà mai. Film tristissimo che, si pensi ai film che si trovano alla FNAC che ha i film che ci sono anche alla Feltrinelli che vende film identici a Mondadori che ha lo stesso a catalogo di IBS e di BOL, nessuno riuscirà mai a trovare. Storia d’amore che, si pensi ai film che si vedono sulla televisione generalista che sono gli stessi che mandano le satellitari un attimo prima che lo facciano le digitali, non sarà facile procurarsi. Quasi impossibile, per me, imbattermi in questo piccolo grande gioiello perché poco prima del primo lungo in programma qui ho avuto una colica renale e poco dopo un matrimonio lontano, anzi lontanissimo, da tutto. Ma alla fine ce l’ho fatta a intercettare questa storia con uno sfigato, solo, triste, silenzioso, con abiti terribili come la gloriosa giacca scamosciata con frange e tanti chili di troppo dovuti alle schifezze per single che mangia. E già fino a qui chissà che voglia ha la gente normale di sentirsi raccontare una storia così avvincente e positiva. Vabbè. Lui è Manzo, un pescatore tristissimo che passa le giornate in completa solitudine, alcune volte senza nemmeno spiccicare una parola che a un certo punto cade nella trappola del dating, in particolare di una serata appositamente studiata perché i rudi, e un po’ grezzi, pescatori incontrino l’anima gemella. Per rendere più appealing il popolo del porto gli organizzatori consigliano ad ogni singolo sfigato di girare un video di presentazione in stile The Club. Non essendoci il ben noto montaggio fighetto e le domande fetide, Manzo dice alla videocamera una frase che suona pressapoco così: “Da anni lavoro duramente in mezzo al mare. Le mie mani sono diventate secche e ruvide. Se mi sceglierai ti amerò e accarezzerò con queste stesse mani”. Geniale. Ma i pescatori che hanno di fronte questo video con regolare m.d.p. ad altezza tatami rimangono tutti a bocca aperta. Non è certo il suo eloquio ad attirare l’attenzione. Dietro il corpulento Manzo, da un armadio lasciato leggermente aperto si vede spuntare il visino di una donna e subito sotto, come un cartone animato con Scooby Doo, quello di un bambino. Entrambi hanno la bocca a culo di gallina, tipica espressione di chi si accorge di essere inquadrato per sbaglio. Qualcuno in sala dice persino “sembrano due fantasmi”. Ancora geniale. E Manzo, torna a casa e si arrabbia. Ma poi accetta in casa le persone che si nascondevano nella propria dimora e, infine, conosce l’amore. E poi di nuovo l’angoscia.

Bene la recensione è finita. Avrei potuto parlarne qui. Come faccio di solito quando guardo film giappi, ma non si è ancora capito se il sito continuerà a esistere oppure no. Anche se ho fatto di tutto per demolire Futoko – The Dark Harbour, il consiglio è guardatelo. Per capirne di più qui. Ma a meno che non siate a Milano per il Milano Film Festival, sarà impossibile. Quindi perché lo recensisco? Non lo so.

(foto da Japan Times Online)

25
lug

 

Il piatto forte del Far East Film Festival 2009 è sicuramente Yatterman. La versione cinematografica dello storico cartone animato giapponese arrivato in Italia negli anni settanta, non a caso, è stata presentata al pubblico l'ultimo sabato utile, poco prima della premiazione finale. Innanzitutto la trama: Gan Takada e Ai-Chan, i buoni, sono geniali inventori con un particolare talento nel costruire robot. Lady Doronjo, Boyacky e Tonzra, i cattivi, sono buoni a nulla. In mezzo ai due gruppi agisce un misterioso burattinaio che vuole recuperare i frammenti di una fantomatica Pietra del Teschio che, pare, doni poteri straordinari. Se avete l'impressione che il plot sia elementare o che la storia, in fondo, possa interessare solo un pubblico di bambini, ebbene, avete un'impressione corretta. La versione Takashi Miike dell'anime di Tatsuo Yoshida è un film per famiglie orgogliosamente senza senso, semplice, schietto, ma pieno zeppo di sentimenti puri e valori positivi. Per la prima volta Miike è riuscito a non stupire il proprio pubblico? Ovviamente, no. In un modo o nell'altro c'è riuscito anche questa volta.

 

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28
giu

 

Takuro è brutto, grasso e porta dei vestiti davvero orribili. Il primo sentimento che prova la gente quando lo incontra, purtroppo per lui, è la pena. In effetti, deve essere davvero straziante portarsi in giro un corpo così sgraziato e avere un volto così pieno di imperfezioni. Un giorno, tuttavia, il protagonista di The Handsome Suit, ennesimo gioiellino prodotto dall'ultimo Far East Film Festival, capita in un negozio di abiti da uomo dove trova un’occasione che non può lasciarsi sfuggire: un completo che lo fa sembrare l’uomo più bello del Giappone. Lo acquisterà?

 

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08
giu

 

Takuro è brutto, grasso e porta dei vestiti davvero orribili. Il primo sentimento che prova la gente quando lo incontra, purtroppo per lui, è la pena. In effetti, deve essere davvero straziante portarsi in giro un corpo così sgraziato e avere un volto così pieno di imperfezioni. Un giorno, tuttavia, il protagonista di The Handsome Suit, ennesimo gioiellino prodotto dall'ultimo Far East Film Festival, capita in un negozio di abiti da uomo dove trova un’occasione che non può lasciarsi sfuggire: un completo che lo fa sembrare l’uomo più bello del Giappone. Lo acquisterà?

 

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28
mag


Indossa una maschera nera come Zorro, ha sempre le autorità alle calcagna e, come il più famoso tra i vendicatori, nessuno conosce la sua vera identità. Tuttavia, le affinità con il cavaliere mascherato che sta sempre dalla parte dei buoni, finiscono qui. Anche perché, K-20, il nuovo discutibilissimo eroe del cinema d'azione giapponese non è certo un personaggio positivo.


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14
mag


I medical thriller sono arrivati anche in Giappone. The Triumphant Return General Rouge è la prova più evidente. Ma a dirla tutta, forse anche da quelle parti ci si è gia stancati se non del genere in sé quanto meno delle storie legate all'ospedale Tojo, già al centro di The Glorious Team Batista, film presente all'edizione 2008 del Far East Film Festival, di una serie tv piuttosto popolare e di una sfilza di romanzi. In effetti, i risultati al botteghino del secondo film "ospedaliero" di Yoshihiro Nakamura non hanno nemmeno avvicinato il precedente. Una cosa è certa: gli scandali non finiscono mai. Dopo aver scoperto che un membro del rinomato team Batista, l'equipe di medici su cui si basa l'intera saga, era in realtà un assassino, ora in questo nuovo film siamo alle prese con un odioso caso di corruzione.

 

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11
mag

Dopo l'abbuffata di film di Udine (una ventina) arriva lo speciale! Sì, insomma inizia la collaborazione con Digital Japan-sito, dopo i fasti (si dice sempre così anche quando non ci sono!) di Digital Japan-carta con cui ho collaborato da quand seri un fiulin.

(qui)

11
mag

 

Se Yuki Tanada è la “Sofia Coppola giapponese”, Nakamura Yoshihiro, regista di Fish Story, altro film giapponese in concorso all’undicesima edizione del Far East Film Festival, è da considerare la versione nipponica di M. Night Shyamalan. Ecco la trama del suo ultimo geniale lungometraggio: un anno prima che lo facessero i Sex Pistols, una band giapponese, i Gekirin, inizia a suonare musica punk. Una loro canzone, un brano di scarso successo, molti anni dopo, salverà il mondo da una catastrofe. Se vi state chiedendo come i due eventi, la musica punk e l’imminente fine del pianeta, possano legarsi assieme sappiate che raramente al cinema si vedono puzzle narrativi così ben congeniati. Al quasi quarantenne regista di Ibaraki, come al collega con Sixth Sense, l’esperimento è perfettamente riuscito.

 

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29
apr

Alura. Ghe un giuin che vor fa part duna banda. Minga vuna banda musical o una banda de malnat, bè quasi de malnat. Vuna banda de quater fieou che pichen gli alter fieou che van a scola. El so fradel vor che lu ‘l vada a laurà ma lu ‘l veor no. Tra una roba e l’altra ciapa un sac de bot e preuva a pica anca un poeu lù. Preuva a fa il ganassa cunt una fiulina che l’è insema ad un alter fieou, ma lè ‘l veour minga. Ala fin del’an anca se ‘l veour no la scola ghè dà il diploma e la sò mama dis: “Ades in casi to!”. Lu adess sa no se andà a laurà o sutà a fa ‘l michelass, che ‘l mangia, ‘l bev e ‘l va spas.

In un Festival che ha in programma molti film di arti marziali in cui le scene sono costruite con grande eleganza e raffinatezza ecco un film in cui ci si mena per il gusto di farlo. Non a caso molto spesso se le danno di santa ragione anche membri della stessa gang. Folle come un cartone animato della Warner in cui il sangue scorre dall’inizio alla fine.Tratto da un manga. Buona la caratterizzazione dei personaggi. C’è il tipo che ruba tutto quello che gli serve, il capo banda che mena perché non trova buoni motivi per non farlo, l’animalone che morde i tipi con cui si picchia e – il mio preferito – un primo della classe che è entrato a far parte della banda perché una volta è riuscito a mettere ko in un incontro di sumo l’insegnante di educazione fisica che tutti odiavano tirandolo per i pantaloni e facendolo rimanere con il sedere di fuori di fronte a tutta la classe.   

 

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“Perché vi ostinate a oltraggiare ad ogni costo i vostri bellissimi corpi”.

(La mamma di Hiroshi)